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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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12 luglio 1953 – L'ADIGE: All'ospedale di Borgo la seconda Bomba al Cobalto d'Europa.




I progressi della scienza medica e la lotta contro i tumori e il cancro
La bomba è un apparecchio massiccio al centro del quale sta la piccola sorgente cilindrica di pochi grammi di cobalto – il nucleo di Co. 60 deve stare un anno nella pila atomica


Il dott. Claudio Valdagni ci invia gentilmente da New York le seguenti note dopo le sue esperienze presso il “Victoria Hospital” di London. Ben volentieri pubblichiamo nella certezza di soddisfare l’interesse dei nostri lettori che seguono i progressi della medicina e nel campo della lotta contro il cancro e i tumori.
Nell’Ontario ho trovato una grande scuola per lo studio dei tumori, nell’ambito di un’Università tra le più attrezzate del Canadà, la “Cancer Foundation” di London, che è ritenuta una delle migliori del nuovo mondo. Qui, infatti, convengono studiosi e pazienti da ogni luogo, ma specialmente da New-York, dall’Ohio, dall’America latina e dall’Inghilterra.
I medici del Centro, sotto la guida del prof. Ivan Smith, sono numerosi, quasi tutti provengono dalla scuola di Manchester e sono allievi del noto radiologo inglese Patterson. Essi praticano solo la terapia Roentgen, che qui è completamente separata dalla diagnostica.
Il funzionamento dell’Istituto è complesso ed organizzato nei minimi particolari, con fisici e tecnici che collaborano meravigliosamente coi terapisti. Essi studiano con precisione matematica, mediante modelli in gesso, paraffina, diagrammi e vari esperimenti in acqua, plexiglas, ecc. i campi di entrata e di uscita dei raggi e la diffusione di essi nel corpo di ogni ammalato.
In tal modo cercano di realizzare la massima che la dose letale di radiazione deve essere destinata all’intero tumore e solo al tumore, lasciando cioè intatti, il più possibile i vicini tessuti.
Con la unità Co-60, in funzione a London da quasi due anni, e con l’accennata precisione tecnica si può dire che la massima suddetta abbia ottenuto qui i migliori risultati pratici anche nei tumori relativamente inaccessibili. La “bomba” (unità di Co-60), eguale a quella che nel prossimo agosto sarà installata a Borgo, è un apparecchio massiccio, ma di assai semplice maneggevolezza per i trattamenti sui pazienti.
A Ottawa, ospite dell’”Atomic Energy of Canada”, ho visitato i laboratori dove tali macchine vengono costruite ed ho potuto vedere quali incredibili accorgimenti tecnici siano necessari per alloggiare in mezzo a questo complesso di acciaio, piombo, tungsteno e mercurio a forma di tozza bomba, la piccola sorgente cilindrica di pochi grammi di cobalto. Essa corrisponde a circa 1000 Curie e per produrre un uguale complesso di radiazioni sarebbero necessari pressappoco 1500 gr. di radio; mentre l’energia di radiazione del Co-60 è di 1,25 milioni di eV.
Il massimo di questa energia non colpisce la pelle in superficie, come nelle radiazioni dei convenzionali apparecchi a raggi X, ma si trova a una profondità di cm. 0,5; la dose di energia cioè, ricevuta dalla cute con il Co-60 ne è di gran lunga minore. Complicati meccanismi permettono poi di diaframmare nel modo voluto la misura dei campi di trattamento.
Non mi dilungherò in spiegazioni tecniche, pensando che queste non siano di grande interesse per il pubblico. Su tale argomento il professor Smith del “centro di London Canada” farà un’ampia relazione agli studiosi, che converranno a Copenhagen in occasione del prossimo congresso mondiale di Radiologia.
Per quanto riguarda i risultati ottenuti con la bomba al Co-60, i medici americani sono molto soddisfatti e pensano che tale attrezzatura sia indispensabile per i centri di cura contro i tumori. Infatti nel Canada, le bombe al Co-60 sono già numerose e quasi ogni istituto universitario ne è provvisto, da London a Toronto, alla lontana Saskatoon.
I pazienti che richiedono tale cura sono molti e i maggiori vantaggi si hanno soprattutto nei tumori della laringe, esofago,polmone e retto, però non tutti possono ancora usufruire di questo trattamento, benché il lavoro continui qui per più di 17 ore al giorno. Solo una ventina di persone alla settimana può iniziare la cura, che in media ha la durata di 15 giorni e ciò è dovuto sia al lungo periodo di preparazione, sia al numero ancora limitato di apparecchi che, pur essendo rilevante, non è per ora sufficiente ai bisogni.
Si accumulano presso la Atomic Energy di Ottawa le ordinazioni di unità di Co-60 che giungono da vari centri americani (New York ne ha già due) ma la fornitura è molto lenta per la complessità della costruzione dell’involucro esterno di protezione della sorgente radio-attiva e, soprattutto, per l’approntamento del nucleo di Co-60, che deve stare circa un anno nella pila atomica. Si può pertanto essere soddisfatti per l’abilità con cui l’Amministrazione dell’Ospedale di S. Lorenzo col concorso del Comune di Borgo e con il valido appoggio del sen. Mott ha saputo ottenere l’assegnazione della preziosa unità di Co-60, che, assieme a quella di Londra (Inghilterra), sarà la prima in Europa.
Così si spera che le difficoltà incontrate per entrare in possesso di questo apparecchio e per adottare il conseguente nuovo metodo di cura avviino verso un felice superamento e che la nostra Regione possa esser portata nei primi posti di lotta contro il cancro. E’ però da tener presente che la bomba al Co-60 non significa ancora la sicura salvezza contro ogni tumore e che, purtroppo, nonostante tale terapia non tutti i pazienti riescono a superare il terribile morbo. Essa non vuole soppiantare i comuni apparecchi a raggi X, il radio, il radon e gli isotopi, ma allarga notevolmente il campo della radioterapia ed è un nuovo potente ed efficace aiuto per gli ammalati e per i medici.
Ho esposto in succinto le notizie su questo problema; dati scientifici e particolari saranno portati in Italia per cercare di applicarli nel miglior modo nel “Centro contro i tumori” di Borgo.

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