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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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1953 – SOLIDARIETA' UMANA: L'atomica non serve soltanto alla guerra.



Uno studioso spalanca le porte dei laboratori americani
L’ATOMICA NON SERVE SOLTANTO ALLA GUERRA
Non è ancora possibile affermare che essa costituisca già la risposta definitiva alla cura del cancro; ma potrà permetterci forse di controllare alcune forme maligne che causano annualmente migliaia di morti in tutto il mondo


Siamo lieti di poter offrire ai nostri lettori questo articolo di Lee E. Farr, direttore medico del laboratorio interuniversitario di Brookhaven e studioso noto non soltanto in America.
Non vi è professione che più della medicina abbia sempre mirato e miri oggi, anche per tradizione, al raggiungimento di scopi di pace. L’era atomica, per quanto assurdo possa apparire a prima vista al profano, offre a questa branca della scienza speranze concrete di poter raggiungere rapidamente quella che è la sua meta più alta, liberare cioè l’umanità dalla schiavitù dei mali che ne minano o ne limitano l’esistenza.
Non si vuole con ciò affermare che l’eliminazione assoluta delle malattie sia imminente o che tutti i progressi prevedibili siano limitati all’utilizzazione dell’energia atomica, ma solo che esiste oggi una maggiore probabilità di controllo per molte malattie gravi o mortali. Ne è prova il fatto che l’utilizzazione di radioisotopi e di macchine create in seguito alle ricerche atomiche, sia negli Stati Uniti che all’estero, hanno già permesso di raggiungere notevoli risultati. Scienziati e medici seguono, con enorme interesse, queste possibilità nuove e man mano che i nuovi strumenti potranno essere adoperati da competenti ed esperti in tutto il mondo, senza limitazioni di barriere artificiali, risultati ancora più importanti potranno essere conseguiti, con ritmo sempre più celere ed ampio.
Scorrendo la breve e recentissima storia di queste ricerche troviamo che i primi due radioisotopi utilizzati dalla medicina sono il fosforo e lo iodio radioattivo. Lo iodio radioattivo viene oggi adoperato per controllare l’attività della tiroide e per la terapia delle varie disfunzioni e del cancro ivi localizzato. Il fosforo utilizzato, a sua volta, nella cura di diverse malattie, si è dimostrato particolarmente efficace nella policitemia; questo radioisotopo costituisce anche un buono strumento diagnostico per la localizzazione dei tumori cerebrali.
L’oro radioattivo viene adoperato per controllare varie manifestazioni come l’accumularsi del liquido nei casi di tessuti cancerosi diffusi nelle cavità addominali e toraciche. Altri isotopi radioattivi, come il cloro 38 e il cripton 87, vengono sperimentati per utilizzazioni dello stesso genere. Il cobalto radioattivo offre una fonte di radiazioni gamma che permette il trattamento di cancri profondi non raggiungibili finora che con apparecchi a raggi X. Le macchine per la utilizzazione terapeutica di queste radiazioni sono state costruite nei laboratori di Oak Ridge, di Argonne e del Canadà. Queste bombe al cobalto sono di particolare utilità nella cura dei tumori cerebrali, dei cancri polmonari e di altri neoplasmi profondi. Il cobalto radioattivo ha messo anche a disposizione di coloro che svolgono ricerche nel campo biologico fondi di radiazione che sostituiscano perfettamente gli ingombranti e costosi apparecchi a raggi X. Gli aghi del cobalto, assai più economici degli aghi di radium, vengono utilizzati su scala sempre più vasta dai chirurghi per la cura in situ di cancri di tipo speciale.
Anche gli isotopi radioattivi del potassio, del gallio, del sodio, del cromo e dello stronzio hanno trovato utilizzazioni varie sia diagnostiche che terapeutiche. Il carbonio radioattivo è stato incorporato in prodotti alimentari al fine di poterne seguire e studiare il metabolismo. E’ stato introdotto in sostanze medicamentose come la digitale facendo crescere la pianta in un’atmosfera che conteneva carbonio radioattivo: il medicinale estratto da queste determinate piante può così essere seguito nell’organismo permettendo di accertare con la massima precisione le dosi necessarie nella terapia delle insufficienze cardiache.
Nei laboratori di Brookhaven lo stesso reattore nucleare viene da noi adoperato come strumento medico; esso viene infatti utilizzato come fonte di neutroni per creare nel cancro stesso il radioisotopo desiderato. Tale processo è stato da me definito terapia basata sulla cattura del neutrone. Questa definizione sintetizza come un neutrone lento emesso dal reattore venga captato da un materiale gia stato somministrato al paziente. Questo elemento da noi detto bersaglio – nel caso specifico il boro – ha la proprietà di captare rapidamente un un neutrone lento divenendo così radioattivo; la sua radioattività si estingue però quasi immediatamente con l’emissione di una particella alfa.
Questa particella alfa produce radiazioni di profonda efficacia biologica che nel provocare tale reazione avanzano di una distanza pari circa a quella del diametro di un corpuscolo rosso del sangue. Se potremo così limitare la presenza di questo elemento captante al tumore, questi solo sarà soggetto alle radiazioni letali, mentre i tessuti circostanti, che non contengono l’elemento captante non subiranno alcun danno. L’estinguersi immediato della radioattività impedisce inoltre che l’elemento radioattivo si propaghi ad altre parti del corpo.
I primi saggi esplorativi di questa terapia sono stati compiuti a Brookhaven e, in collaborazione con il dottor William Sweet di Boston, abbiamo curato 10 pazienti affetti da uno speciale tipo di tumore cerebrale, il “glioblastoma multiforme” che ha sempre dato, nonostante le varie terapie, esito letale. Pur essendo riusciti forse a prolungare delle vite, non abbiamo raggiunto in alcuno dei casi la guarigione; abbiamo però ottenuto con questa terapia risultati clinicamente per noi assai incoraggianti.
Basti dire che abbiamo impiegato ben dieci mesi nell’apportare modifiche agli impianti al fine di ottenere che il reattore potesse fornirci un maggior numero di neutroni per uso terapeutico e che ci fosse possibile raggiungere nei prossimi esperimenti la massima precisione nei tempi di durata e di emissione delle radiazioni.
Poiché la nuova terapia permette di dosare le radiazioni in profondità e criteri chimici e biologici vengono osservati nel distribuire l’elemento captante, il volume, la forma, la profondità e la data d’insorgenza del tumore non costituiscono più necessariamente dei fattori limitativi. I tumori cerebrali sono stati scelti per la fase iniziale degli esperimenti data la loro situazione fisiologica eccezionalmente favorevole, ma la terapia potrà essere adoperata anche per altri tipi di cancro, cosa che speriamo infatti di poter iniziare entro l’anno.
In base all’esperienza acquisita negli ultimi tre anni siamo in grado di stabilire con maggiore esattezza in quali condizioni questo trattamento con neutroni può dare i migliori risultati. Dai nostri studi appare evidente che, ai fini di risultati veramente definitivi, bisognerebbe progettare un reattore di tipo speciale destinato solamente a questo scopo anziché modificare, come è stato fatto finora, un reattore costruito per altri usi. Studi accurati e prolungati sono stati dedicati alla progettazione di un reattore di questo tipo, di dimensioni non necessariamente ingenti, che potrebbe diventare uno dei tanti mezzi tecnici di cui dispongono i moderni centri terapeutici.
Non possiamo affermare che l’energia atomica costituisca risposta definitiva nella cura del cancro; essa però potrà permetterci forse di controllare alcune forme maligne che causano oggi, annualmente, la morte di migliaia di persone.
L’utilizzazione, inoltre, dei prodotti dei reattori nucleari, nella cura e nello studio delle varie malattie servirà certamente ad aumentare le nostre cognizioni in proposito ed a permetterci di porre sotto controllo molti mali che oggi affliggono l’umanità. LEE E. FARR.

FOTO – paziente sottoposto a cobalto-terapia, nell’ospedale di Oak Ridge, nel Tennessee. La bomba al cobalto emette raggi gamma simili a quelli del radium, ma di intensità superiore. Recentemente ne sono state importate due anche in Italia; una si trova in una clinica specializzata della Valsugana, l’altra a Roma.

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