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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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19 e 21 settembre 1950 – IL CORRIERE TRIDENTINO: Per il Centro tumori dell'ospedale.
IL CORRIERE TRIDENTINO: La lotta contro il cancro ed una mancata iniziativa dell'ospedale.




n una nostra precedente corrispondenza abbiamo dato notizia come, in seguito alla assegnazione da parte dell’Alto Commissario per l’igiene e la sanità pubblica di un notevole quantitativo di Radium, sarà quanto prima aperto presso il nostro Ospedale civile un Centro per la lotta contro i tumori maligni.
Mentre procedono alacremente i lavori per l’allestimento di tale nuovo reparto il prof. Bruno Bonomini, docente di radiologia presso l’Università di Padova, al quale verrà con ogni probabilità affidata la consulenza del Centro, ha visitato sabato scorso l’Ospedale, accolto dal presidente dell’Istituto sig. Bertagnolli, dai primari dott. Frizzera e dott. Toller e dal radiologo dott. Valdagni.
Il prof. Bonomini ha fornito ai dirigenti del nostro Istituto utili direttive per l’attrezzatura del costruendo Centro.
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La lotta contro il cancro ed una mancata iniziativa dell’Ospedale
In questo mese scade il Consiglio d’amministrazione – Un tardivo intervento del Comune per la questione del “radium”.


Abbiamo riportato il 2 settembre scorso, in cronaca di Borgo, la notizia dell’istituzione presso quell’Ospedale di un centro per la lotta contro i tumori, grazie all’assegnazione di un importante dotazione di radium, ottenuta per interessamento degli amministratori dell’Ospedale stesso. Ci siamo congratulati allora ed oggi non possiamo che ripetere quanto detto per la brillante iniziativa che fa trovare almeno in un ospedale della nostra Regione il prezioso elemento, indispensabile per la lotta contro determinate forme di cancro.
Come abbiamo già detto, il centro dovrebbe essere inaugurato in appositi locali verso la fine di ottobre e verrebbe affidato alla direzione di un libero docente dell’Università di Padova. Risulta che gli amministratori dell’Ospedale di Borgo hanno svolto una “febbrile” attività, recandosi anche numerose volte nella capitale, per ottenere finalmente la concessione del radium da parte dell’Alto Commissario per l’Igiene e Sanità. La concessione equivale a molti milioni, che sono venuti ad incrementare il patrimonio ospedaliero della cittadina valsuganese.
Non ci sembra però fuori luogo osservare che da circa 15 anni, promosso dalla Lega italiana contro i tumori, esiste presso l’Ospedale S. Chiara in Trento un centro per la lotta contro il cancro, già diretto dall’ex primario e direttore dell’Ospedale, prof. Dolfin. Tale centro non ha mai potuto in realtà funzionare secondo i suoi presupposti, perché mancante delle necessarie attrezzature. Da notarsi che il Centro stesso, data la sua ubicazione, doveva essere non solo un’istituzione di carattere provinciale, ma anche regionale, poiché in Alto Adige non esiste ancora nulla del genere.
Cosa hanno fatto gli amministratori dell’Ospedale di Santa Chiara per dare al Centro contro i tumori l’indispensabile per funzionare? Possiamo dire che se proprio non hanno dormito, hanno dormicchiato. Solo quando a Borgo si stava già preparando qualche cosa e la direzione generale della sanità, a Roma, era disposta a fornire qualche mezzo, gli amministratori di S.Chiara si sono rivolti al medico provinciale per avviare le trattative a Roma al fine di ottenere qualche aiuto, dichiarandosi anche disposti ad assumere un anatomo-patologo per i bisogni del Centro che secondo loro doveva servire anche la provincia di Bolzano.
Borgo però li ha preceduti in rapidità e abilità di iniziativa: qui bisogna però osservare che la diagnosi precoce, indispensabile per la lotta contro il cancro, è solo attuabile in quei centri dove vi sono chirurghi, internisti, ginecologi, specialisti della gola, della pelle degli occhi, ecc. che possono individuare le svariatissime manifestazioni cancerine in tempo utile e inviare quindi i pazienti all’operatore o al radiologo per la cura del caso. La terapia col radium, è evidente, non è che la seconda parte di un procedimento che richiede risorse di uomini e di mezzi non piccoli. Tutto ciò, in un capoluogo come Trento, è assai più facile trovarlo che altrove nella Regione e facilita enormemente la popolarizzazione della lotta contro la terribile malattia.
Ma l’amministrazione dell’Ospedale di Trento non sembra si sia mossa in tempo, ed ora le conseguenze della sua mancata attività in questo importantissimo settore non ricadono soltanto sull’Ospedale e sul suo bilancio economico, ma ricadono anche sui malati, molti dei quali saranno obbligati a spostarsi dalla città fino in periferia per avere delle cure che sarebbe logico trovare prima a Trento che in qualunque altro luogo della regione.
Ci consta che il Sindaco, dott. Ziglio, il quale non era stato informato della questione, quando il suo intervento poteva ancora avere un peso non indifferente, è stato interessato della cosa solo in questi giorni ed è anche intervenuto, chiedendo spiegazioni all’amministrazione dell’Ospedale.
Auguriamoci che questa tardiva resipiscenza possa ancora rimediare ad una situazione che mette l’Ospedale di Trento in una posizione alquanto illogica, specialmente per quanto riguarda i malati. L’Ospedale in questo momento non è controllato, si può dire, da nessuno, dato che si aspetta la riforma del suo statuto nell’ambito della nuova situazione regionale. Ma questa non è una ragione perché le autorità regionali, come pare che succeda, non vogliano intervenire nella questione dell’Ospedale e specificatamente in quella del reparto tumori.
I brillantissimi risultati ottenuti dall’Ospedale di Borgo dovrebbero servire di incitamento per gli amministratori che hanno perso il primo autobus, a non perdere almeno il secondo. Non sarà inopportuno tuttavia che le autorità tutorie considerino con molta attenzione i problemi dell’Ospedale in questo mese di settembre, in cui scade l’attuale Consiglio di amministrazione dell’Ospedale stesso: da una ben ponderata decisione che ponga il consiglio di amministrazione nella piena efficienza sotto l’aspetto della legalità e dei componenti può scaturire talvolta qualche non piccolo beneficio per il progresso della comunità.

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