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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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10 marzo 1964 – IL GAZZETTINO: Oggi la nuova capsula di Cobalto.




Il 27 per cento dei malati di cancro hanno potuto reinserirsi nella vita.
Una relazione del dott. Valdagni al centro dei tumori di Borgo a dieci anni dall’inizio della nuova terapia
Al centro per la lotta contro i tumori di Borgo Valsugana, in questi giorni si sono simbolicamente spente dieci candeline poste sulla bomba al cobalto. Sono infatti due lustri che nel centro, sistemato in un’ala dell’ospedale di San Lorenzo e sorto ancora nel 1950, si lavora con il famoso apparecchio a energia radiante contro uno dei più terribili mali che affligge la società.
Ieri a borgo, in occasione del rinnovo della nuova carica della bomba (la capsula non è però giunta per un ritardo sulla tabella di marcia dello speciale trasporto con a bordo il pesante involucro che pesa circa venti quintali ed è arrivata dal Canadà) il direttore sanitario del centro dott. Valdagni, presente il presidente dell’ospedale geom. Galvan, ha illustrato ai giornalisti il consuntivo di questi dieci anni di vita.
Ovviamente il discorso, volere o no, è caduto anche sulla recente polemica nata da alcune dichiarazioni fatte dal prof. Umberto Nuvolosi, radiologo romano, secondo il quale la terapia con la bomba al cobalto espone il paziente a gravissimi rischi. Il dott. Valdagni a tale proposito ha citato pareri medici di fama internazionale e della stessa organizzazione mondiale della Sanità, che sono di avviso contrario ed anzi sostengono che la terapia al cancro, con tale sistema, ha segnato un notevole passo avanti.
Chiusa la parentesi polemica, il dott. Valdagni ha esposto alcune cifre riflettenti l’attività del centro da dieci anni a questa parte, cioè da quando, nell’ormai lontano 1953, fu il primo in Europa ad avere in dotazione la famosa bomba.
Attraverso il Centro sono passati – ha detto – oltre cinquemila pazienti provenienti da ogni parte d’Italia e da diversi paesi d’Europa. La casistica ha rivelato che gli organi più interessati sono stati i polmoni (415 soggetti), l’utero (374), il cavo orale (356), la vescica (313), le mammelle (175), l’esofago (164) e via discorrendo, con percentuali più o meno alte per tutti gli altri organi: dalla bocca al naso.
Anche dopo la cura e la dimissione dal Centro, i soggetti sono tenuti, direttamente attraverso visite periodiche, o indirettamente (per mezzo del medico di famiglia), sotto controllo in modo da poter intervenire appena il male si dovesse nuovamente manifestare.
Il dott. Valdagni, ha poi reso noti alcuni risultati statistici ricavati dal controllo di 2.183 pazienti, che erano stati divisi per categoria, cioè a seconda degli organi colpiti.
Per dimostrare i buoni risultati ottenuti con il passare degli anni, sono stati presi come base due bienni: il 1954.55 e il 1958.59.
Per i tumori al polmone i sopravvissuti nel primo arco di tempo sono stati il 10,9 per cento, nel secondo il 14 per cento; per la vescica, il 41 per cento ed il 59 per cento; per l’utero, il 42 per cento ed il 65.2 per cento.
- Purtroppo – ha detto il dott. Valdagni – la stragrande maggioranza dei pazienti si
presenta al Centro quando il male è ormai al terzo o quarto stadio. Rarissimi sono coloro – anche per tumori che colpiscono alla bocca o in altre parti più visibili – che ricorrono a noi quando il male è ancora agli inizi, cioè al primo o al secondo stadio e ciò, ovviamente, complica di molto la cura. Non pochi, poi, quando vengono dimessi dal centro non si sottopongono più, per negligenza o altri fattori, a visite di controllo o trascurano certe altre norme indispensabili, ragione per cui, abbandonati a se stessi, aiutano nuovamente il tumore a vegetare.
Una cifra eloquente è data anche da quel 27 per cento che indica, su 1812 casi tenuti come campioni in questo decennio, il numero dei sopravvissuti, cioè di coloro che, reinseriti nella vita, hanno ormai probabilità di morire per cause che esulano dal male che in precedenza li ha colpiti.
Prima di passare alla proiezione di alcune diapositive per mostrare i risultati ottenuti su alcuni soggetti sottoposti alla terapia con la bomba al cobalto, il dott. Valdagni ha ricordato che un paio di anni fa il Ministero della Sanità ha varato e fatto approvare una legge con la quale lo Stato si impegna ad aiutare con contributi i centri provvisti di questi apparecchi irradianti. Non ci potrebb’essere migliore e più eloquente dimostrazione della validità del sistema terapeutico d’avanguardia noto col nome di bomba al cobalto.


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