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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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17 aprile 1973 - ALTO ADIGE: Borgo: un'altra arma al Centro oncologico per la lotta contro il cancro.




L’impianto, frutto degli ultimi ritrovati della tecnica, entrerà in funzione fra quattro-cinque mesi – L’intero centro tumori verrà trasferito fra due anni a Trento – Costituendo un’unità autonoma presso il “Santa Chiara” servirà l’intera regione – Quasi ottomila pazienti, in vent’anni, sono stati curati con le vecchie apparecchiature, che verranno ospitate al museo della Scienza e della Tecnica di Milano.
Didascalie foto: La nuova bomba al cobalto, tecnologicamente avanzatissima, permetterà di focalizzare la zona dell’intervento riducendo al minimo i danni causati dalle radiazioni sulla parte dell’organismo immune dal cancro. Sarà in funzione fra quattro-cinque mesi.
- Le operazioni per lo smaltimento dell’impianto risalente al 1953. La vecchia bomba al cobalto verrà ospitata al Museo della scienza e della tecnica di Milano. I pazienti curati sono stati, in vent’anni, quasi ottomila.

La “bomba al cobalto” del centro oncologico di Borgo Valsugana ha cessato ieri la sua attività:
dopo vent’anni esatti dalla sua installazione (che pose il reparto dell’ospedale di Borgo al primo posto in Europa nella lotta ai tumori), la complessa attrezzatura verrà rimpiazzata con un nuovo macchinario, anch’esso all’avanguardia in quel settore della medicina che contempla la lotta al male del secolo, il cancro.
Dal 1953, anno nel quale la “bomba” era stata assegnata all’ospedale San Lorenzo di Borgo grazie ad una sottoscrizione, 7927 pazienti sono stati sottoposti alla terapia radiante del cobalto. Il primario del centro oncologico prof. Valdagni ci ha illustrato queste cifre che rivestono, al di là della loro natura scarna, anni e anni di lotta contro il cancro: anni durante i quali la “bomba” è stata in funzione quasi ogni giorno, consentendo ai medici di strappare alla morte molti pazienti, di permettere a parte di loro una completa guarigione. Ad altri meno fortunati una vita più lunga.
Al centro oncologico di Borgo viene tenuta aggiornata una casistica degli interventi sui pazienti affetti da tumori: una documentazione che più volte ha dimostrato di essere all’avanguardia in questo delicato campo della medicina e che ha “fatto testo” a diversi convegni medici. Gli ammalati che sono passati sotto la “bomba”, come dicevamo, sono in totale 7927; fra questi 736 erano affetti da tumore al polmone, 740 alla vescica, 1093 agli organi genitali femminili, 729 al cavo orale, 750 alla gola (laringe), 348 alla cute, 692 all’apparato digerente, 598 alla mammella.
Un’opera continua, come si vede, che in vent’anni ha interessato migliaia di pazienti e che per la maggior parte di loro ha significato la salvezza.
La vecchia “bomba”, ormai superata dal punto di vista tecnologico (rinnovamenti in questo campo, ci ha detto il prof. Valdagni, si registrano in media ogni sei mesi e la metodologia della lotta ai tumori è in continua evoluzione) verrà rimpiazzata da una nuova apparecchiatura più moderna ed avanzata che porrà di nuovo il centro oncologico di Borgo all’avanguardia nell’Europa.
La “bomba” che verrà installata funzionerà a schede perforate, e sarà collegata ad un “computer”: il personale medico, durante le irradiazioni potrà vedere e parlare con il paziente attraverso un impianto televisivo a circuito chiuso. Un pregio particolare della nuova apparecchiatura, ci ha spiegato il prof. Valdagni è costituito dal fatto che il fascio radioattivo potrà essere focalizzato in modo quasi perfetto, riducendo al minimo i danni che le radiazioni provocano inevitabilmente sulla parte di tessuto organico adiacente al tumore.
L’intero reparto verrà trasferito a Trento, presso l’ospedale “Santa Chiara” ed alloggiato in una costruzione che verrà appositamente realizzata in modo da costituire, per il centro tumori, un’unità isolata che servirà l’intera regione.
I lavori per smontare la bomba procedono con cautela: il cobalto che essa contiene è ancora attivo, e c’è sempre pericolo di qualche rottura che provocherebbe danni irreparabili. Se la sostanza radioattiva avesse ad uscire dall’apposito contenitore, isolato con ben tre tonnellate di piombo, l’intero reparto oncologico, e probabilmente tutto l’ospedale – ci da detto il prof. Valdagni – dovrebbe essere evacuato per il pericolo di radiazioni letali.
Altrettanto delicati saranno i lavori per la messa in opera della nuova “bomba” al cobalto. Tutte e due le operazioni richiederanno non meno di quattro cinque mesi, durante i quali la terapia radioattiva sarà praticata ai pazienti che ne avranno bisogno, con un’altra “bomba” ed altre apparecchiature per la medicina nucleare che sono in dotazione al reparto oncologico.
E’ un lavoro, quello che è iniziato in questi giorni all’ospedale “San Lorenzo” di Borgo Valsugana, che fra due anni dovrà essere ripetuto con il trasferimento del reparto oncologico al “Santa Chiara”.
La sostituzione dell’apparecchiatura si era resa tuttavia urgente ed irrinunciabile: è un peccato che a Trento, tuttavia, non siano ancora pronte le infrastrutture per recepire, con la nuova “bomba”, anche l’intero reparto oncologico. Ed è altrettanto deprecabile che le nuove apparecchiature siano “ferme” da oltre sette mesi in attesa di accordi politici ed amministrativi, mentre tanto c’è bisogno nella lotta alla malattia del secolo degli ultimi ritrovati della tecnica. Questo appunto è stato mosso con un velo d’amarezza dal prof. Valdagni, che tuttavia non ha voluto pronunciarsi oltre per “evitare – ha detto – la polemica”.
A Trento frattanto stanno ultimando il loro iter burocratico per l’approvazione i progetti riguardanti la costruzione del centro oncologico regionale che verrà realizzato, come abbiamo detto, presso l’ospedale “Santa Chiara”. In maggio prenderà vita intanto un nuovo servizio medico-sociale per la lotta ai tumori: nell’ambito della medicina preventiva sarà possibile effettuare gratuitamente i controlli e gli accertamenti necessari ad indagare sull’eventuale presenza nell’organismo di focolai tumorali.
Intanto al reparto oncologico dell’ospedale di borgo si chiude un’epoca e se ne riaprirà fra pochi mesi un’altra: tutte e due sono state dedicate ad un medesimo scopo, la lotta contro il male del secolo. La vecchia bomba al cobalto verrà trasportata al museo della scienza e della tecnica di Milano, a testimonianza di tanti anni dedicati, dal prof. Valdagni e dal suo “staff medico”, al bene dell’intera collettività.

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