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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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12 ottobre 1979 – ALTO ADIGE: Prime apparecchiature elettroniche e radiologiche installate nel bunker.




ALTO ADIGE – venerdì, 12 ottobre 1979
PRIME APPARECCHHIATURE ELETTRONICHE E RADIOLOGICHE INSTALLATE NEL BUNKER
S. Chiara: al centro anti-tumori è iniziato il conto alla rovescia
L’inaugurazione del complesso è prevista per marzo – 10 miliardi il costo totale – Puntare sulla diagnosi precoce


Al reparto oncologico del Santa Chiara, nell’ormai famoso “bunker”. Sul prato prospiciente la costruzione ospedaliera è iniziato il conto alla rovescia. Ieri mattina i tecnici e i fisici della siemens hanno iniziato a montare il primo dei quattro grandi “acceleratori” che costituiranno il “cuore” del centro tumori; le “macchine” che serviranno a bombardare con precisione le parti maligne, che consentiranno al Santa Chiara di allestire un reparto di radioterapia fra i più progrediti d’Italia e fra i più interessanti d’Europa.
Finalmente quindi dopo anni di attesa ed una spesa di 10 miliardi il trasferimento dell’oncologico da Borgo, - sede della prima bomba al cobalto nei lontani anni 50 – al Santa Chiara prende corpo. Il materiale esce dai magazzini (le strutture murarie sono già concluse), e programmare i tempi per la piena attività del centro diviene realistico. Come hanno sottolineato il presidente Ciuffi, il sovrintendente sanitario Belle e il presidente della commissione di ristrutturazione Cristofolini illustrando alla stampa questo significativo momento per l’ospedale trentino a dicembre potrà dirsi conclusa la fase di montaggio dei due acceleratori lineari (accelerano le particelle perché possano “bombardare” i tessuti) dei due “dammatroni” e delle apparecchiature televisive di diagnosi e di controllo. A febbraio, dopo la messa a punto, potranno iniziare i collaudi sui pazienti “simulati”, mentre per fine marzo è prevista l’inaugurazione del reparto. Il centro fornirà un servizio non solo regionale, ma interregionale: data la sua alta specializzazione infatti e la riconosciuta capacità dei medici che saranno chiamati ad operarvi (il prof. Galvagni proprio in questi giorni si trova a Polo Alto in California dove è stato invitato a tenere una conferenza sul tumore della mammella) il reparto richiamerà pazienti anche dalle altre province italiane e dall’estero.
Ma non è questo il punto. Con la sua entrata in funzione e la sua integrazione con le altre specialità ospedaliere il centro oncologico consentirà un approccio talmente nuovo e positivo al male del secolo a questa malattia diffusissima (sono 12 mila nel trentino i colpiti dal cancro) ma che pochi vogliono accettare e soltanto conoscere. Invece la consapevolezza del morbo, e la disponibilità alla diagnosi precoce sono essenziali e si calcola che su cento pazienti di cancro il 35 per cento riesca a guarire, il 20 per cento sia costituito da incurabili e l’altro 45 per cento non riesca a guarire o per l’inadeguatezza della cura o perché la diagnosi arriva troppo tardi. E’ per quest’ultima larga fascia che il centro tumori potrà diventare punto di riferimento preciso. Qui infatti verranno accentrati gli ambulatori di prevenzione (mammografie) qui verranno effettuate le diagnosi d’equipe (la radioterapia o cura con raggi e particelle è solo uno dei modi per curare il tumore e viene sempre più spesso affiancato da interventi chirurgici e chimici). Qui verranno praticate le cure col sistema del Day Hospital, l’ospedale diurno dove il resta il tempo necessario per la cura e torna a dormire a casa.
La disposizione dei locali del “bunker” a quanto si è potuto constatare appare molto razionale, l’infrastruttura sembra presentarsi già con un apposito biglietto da visita. Ora non c’è che attendere che i lavori proseguano rapidamente.

Foto. Il sovrintendente sanitario Belli (a sinistra) e il prof. Cristofolini assieme ai due fisici impegnati nel montaggio del nuovo acceleratore di particelle installato nel reparto oncologico del S. Chiara.


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