Salta la barra di navigazione.

L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

Indice articoli


15 novembre 1983 – ALTO ADIGE: Aperto ufficialmente presso l'ospedale S. Chiara in Centro oncologico.




Nella lotta contro i tumori maligni il Trentino resta all’avanguardia
Trent’anni fa la prima “bomba al cobalto” veniva installata a Borgo Valsugana per iniziativa del professor Valdagni – Impegno multidisciplinare e attenzione alla ricerca – Convenzione con la provincia di Bolzano
Il Trentino e l’ospedale regionale Santa Chiara restano all’avanguardia in Italia nella lotta contro i tumori, sia per quanto riguarda le strutture tecniche sia per la stretta collaborazione con altre discipline ospedaliere che consentono un approccio globale al male del secolo. Grazie all’impegno e alla passione del primario professor Valdagni una linea di costante progresso è stata tracciata negli ultimi 30 anni.
Nel 1953 a Borgo Valsugana veniva istallata la prima unità di cobaltoterapia in Europa, la famosa “bomba al cobalto”; ieri al Santa Chiara è stato invece ufficialmente inaugurato, alla presenza del ministro Costante Degan il “centro oncologico”, erede di quella lontana esperienza, ma partecipe anche di tutta l’evoluzione che la scienza radiologica e lo studio del cancro hanno maturato in questi anni.
In 30 anni sono stati oltre ventimila gli ammalati di cancro curati prima a Borgo, poi nel centro oncologico. E questo, come ha dichiarato Valdagni, ha permesso di accumulare una esperienza scientifica e psicologica di grande rilievo. Il centro oncologico è frutto così dell’evoluzione tecnologica ma anche di una particolare attenzione alla delicata psicologia del malato di cancro (a prescindere forse dalla vecchia “bomba al cobalto” del 1953 installata proprio all’ingresso dell’edificio, un “monumento” che se può costituire un simbolo efficace dei progressi compiuti, comunica però un’impressione abbastanza preoccupata e lugubre al paziente o all’ignaro ammalato che entra in cerca di cure o forse soltanto di speranza).
Il centro oncologico dunque ha trovato dopo anni di duro lavoro e continui perfezionamenti (il trasferimento da Borgo venne deciso nel 1972) dopo un investimento di dieci miliardi (la costruzione di un centro simile oggi ne costerebbe il doppio) il suo pieno coronamento. In questa prospettiva il centro di Trento si pone come punto di riferimento interregionale nella lotta contro i tumori. Significativo a questo riguardo – come ha sottolineato l’assessore comprensoriale della sanità Ciuffi – appare una convenzione stipulata con la Provincia di Bolzano che disciplina l’erogazione di prestazioni di radioterapia presso il centro trentino a favore di pazienti altoatesini. Viene fissata anche la costituzione di un registro oncologico interprovinciale mentre le terapie verranno integrate dalla presenza di un medico di lingua tedesca e da due infermieri professionali comandati dalle Unità sanitarie locali altoatesine.
Si tratta di un esempio di integrazione che travalica il campo sanitario e diventa stimolo per una maggior collaborazione.
Il secondo provvedimento riguarda invece la ricerca e prevede scambi di attività e di esperienze con l’ospedale maggiore di Milano. Determinante si è rivelata la disponibilità e l’interessamento del professor Vittorio Staudacher.
Nell’illustrare al ministro Degan le mete raggiunte dalla sanità trentina l’assessore provinciale Aldo Ongari ha richiamato la necessità di rivedere l’impianto della “riforma”, non tanto nei suoi principi quanto nella sua gestione. E’ necessario ristudiare – ha detto Ongari – i criteri con cui vengono banditi i concorsi che ormai danno garanzia sulla anzianità dei partecipanti, ma non sulla loro professionalità; così come è necessario restituire ai tecnici la responsabilità della gestione, pur lasciando ai politici il potere di indirizzo.
Su questo punto anche il ministro ha concordato sottolineando come molti “coordinatori” debbano tornare a fare i “direttori” dal momento che la “responsabilità diffusa”solo apparentemente è democratica, mentre in realtà si traduce in irresponsabilità e mancanza di punti di riferimento. Impegnato a far decollare una riforma appesantita da troppe vischiosità il ministro ha poi concluso promettendo un impegno deciso a non distogliere mezzi finanziari dai settori della ricerca e dell’aggiornamento professionale; se è necessario risparmiare – ha detto – ed è necessario, ognuno dovrà farsi carico della sua parte di sacrifici. Ma è impensabile ridurre il livello di professionalità europea che l’Italia ha saputo guadagnarsi in questi anni.
Nel pomeriggio, a complemento della celebrazione della mattina si è tenuto un convegno scientifico ad alto livello con la partecipazione del professor Umberto Veronesi, direttore dell’Istituto nazionale tumori, del professor Vittorio Staudacher, presidente dell’Ospedale Maggiore di Milano, del professor Bernard Pierquin dell’Hospital Mondor di Parigi e del professor Gianfranco Pistolesi direttore dell’Istituto di radiologia dell’Università di Verona.

Vedi articolo precedente; Vedi articolo successivo;
Indice articoli