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L' atomica della salute
Borgo Valsugana, 1953. Una storia di primati


 

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ALTO ADIGE: Nasce la Fondazione trentina per la ricerca sui tumori.



Cancro: la speranza
Valdagni annuncia i progressi e l’annaspare delle Usl


Un futuro senza cancro è il tema che apre lunedì l’attività della Fondazione trentina per la ricerca sui tumori. Il manifesto che l’annuncia , ritrae pupazzi di Fortunato Depero. Levano le braccia verso un lobo di luce tre uomini da anni in prima linea nella lotta al grande male, ci diranno quanto è stato fatto e cosa resterà da fare sulla via della speranza. Sono Umberto Veronesi, direttore dell’istituto tumori di Milano, Vittorio Staudacher clinico chirurgo e Claudio Valdagni presidente della Fondazione.
Superfluo sottolineare la domanda cruciale: E’ vero che sta crescendo il numero delle morti da tumore? “Non si può dare una risposta unica e univoca. Negli ultimi 50 anni la popolazione è aumentata in maniera enorme ed è aumentata la popolazione anziana e il tumore è aumentata in maniera enorme ed è aumentata la popolazione anziana e il tumore è una malattia che più colpisce le persone anziane”. Valdagni ricorda che si moriva di tumore 1600 anni prima di Cristo come si evince da un papiro egiziano egiziano mentre Ippocrate descriveva la malattia come un granchio, con le chele che s’allungano nel corpo.
Cero oggi l’uomo è più esposto alle insidie dello stress che fa abbassare il livello delle difese immunitarie, ai prodotti chimici, al fumo delle sigarette, agli additivi alimentari, all’alcool, a tutte quelle forme di inquinamento dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo, dei prodotti con i quali ci cibiamo. Ma la medicina ha fatto grandi progressi e così il cancro all’utero e quello alla mammella sono debellati, già a livello di prevenzione e la sicurezza acquisita è così vasta che gli interventi al seno non sono più deturpanti come in un recente passato. Prevenzione, ricerca, diagnosi, tempestività nella cura del male sono le armi più efficaci. La ricerca, la curiosità dell’uomo, sono alla base di qualsiasi conquista. Ma serve denaro e la Fondazione ha lo scopo anche di raccogliere quanto è necessario per lo studio e la formazione del personale medico e paramedico.
Valdagni, da 40 anni protagonista nel Trentino nella lotta ai tumori, ricorda gli anni Cinquanta quando a Borgo Valsugana si cominciò ad utilizzare, ricordiamo la famosa “Bomba al cobalto”, l’alta energia e parla con amarezza, della decisione di lasciare il Trentino per Milano. “Al Santa Chiara” ci ha detto, “viviamo ancora di rendita su quanto impostato anni fa; le attrezzature sono superate e obsolete, certamente dal punto di vista della tecnica. Il centro oncologico della città subisce la vita della della Usl dove è difficile poter lavorare, produrre, compiere ricerche”. C’è un’accusa di degrado dovuta “al dover vivere nel coacervo di una Usl, con tutte le sue difficoltà e deficienze” e anche questo aspetto dovrà essere tenuto in considerazione quando la Fondazione comincerà la sua collaborazione con enti e istituzioni pubblici e privati per far compiere un altro passo avanti nella medicina, alla lotta al cancro. L.S.


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