



Casa Andriollo: SoggettoMontagnaDonna
Dove: Piazza della Chiesa, Olle.
Sito ufficiale: www.valsuganacultura.it/casaandriollo
Orario: mercoledì 10.00-12.00, sabato e domenica 10.00-12.00 e 14.00-18.00. Il museo può essere aperto anche su richiesta.
Informazioni: Arte Sella - Spazi LivioRossi, Corso Ausugum 55/57 - Borgo Valsugana (Tn). Tel. 0461 751251 - Fax. 0461 756391 - Email: artesella@yahoo.it; Biblioteca Comunale di Borgo Valsugana , Tel. 0461 754052 - Email: sistemaculturale@biblio.infotn.it.
Tariffe: Biglietto Intero (Adulti): 3 euro; Biglietto Ridotto (Gruppi superiori alle 15 unità e Convenzione Con Arte Sella*): 2 euro; Biglietto Gratuito (Bambini fino a 10 anni, Diversamente Abili e Scuole elementari di Borgo Valsugana); Biglietto Annuale (Solamente per i residenti del Comune di Borgo Valsugana): 3 euro.
* Riduzione applicata alla presentazione del biglietto di Arte Sella.
In allegato: Presentazione Casa Andriollo (file PDF, 5mb)
Casa Andriollo è lo stabile, situato a Olle nella piazza presso la chiesa parrocchiale, che ospita l’esposizione permanente dedicata alle donne di montagna progettata e realizzata da Rosanna Cavallini. L’abitato di Olle è situato ai piedi della strada che porta in Val di Sella ed ha acquistato in tempi recenti notorietà internazionale per lo svolgersi, tra i suoi magnifici boschi, della manifestazione “Arte Sella”.
Casa Andriollo prende il nome dalla famiglia proprietaria, contadini benestanti che hanno abitato la casa dal XIX secolo, con la sola interruzione durante il primo conflitto mondiale. Condividendo il destino delle popolazioni di confine, la famiglia Andriollo subì il trauma di una lunga separazione: il padre in guerra con l’esercito austriaco, il resto della famiglia sfollato in Italia. In seguito i fratelli maschi celibi hanno lasciato la casa per nuove abitazioni. L’unica ed ultima ospite della casa di famiglia è stata Alice Andriollo, la sorella nubile che ha sempre badato alla famiglia e alla casa anche dopo l’uscita dei fratelli. Nel piano mezzanino, abitato da Alice e per questa ragione denominato “lestanze di Alice”, si è provveduto a mantenere con un accurato e attento
lavoro di restauro la memoria di un vissuto da consegnare alle nuove generazioni.
Con l’eccezione delle stanze di Alice, gli altri spazi di Casa Andriollo (il seminterrato, il primo e il secondo piano) ospitano documenti e manufatti del vissuto femminile soprattutto di ambito domestico. Lo scopo perseguito è stato quello di valorizzare qualità e saperi delle donne che a somiglianza di Alice hanno vissuto in silente modestia una condizione di insufficiente considerazione. Il percorso intende mostrare aspetti intimi del vissuto femminile mettendo in risalto i frutti di una creatività svolta nell’anonimato.
Partendo dal seminterrato, spazio visivamente meno illuminato, si mostra la dimensione della salute del corpo e dell’anima attraverso le applicazioni di pratiche curative di tradizione popolare, pseudoreligiose e religiose. Non manca un richiamo alla trasformazione storica della donna erbaiola e guaritrice in strega a causa del suo sapere concorrenziale con il potere ufficiale.
Negli spazi al primo piano, dedicati all’arco dell’esistenza femminile che si snoda attraverso le fasi comuni della vita (dalla nascita all’infanzia, dal matrimonio alla maternità, dall’età avanzata alla morte) si dà risalto al corpo femminile, ai cambiamenti cui è soggetto e ai capi di abbigliamento popolare in cui è riscontrabile il senso della parsimonia e l’abitudine al recupero.
Il percorso prosegue al primo piano nella stanza dedicata ai principali saperi femminili del cucito e del ricamo (i merletti ad ago, i merletti a tombolo, i lavori ai ferri e all’uncinetto) dove i manufatti delle trentine sorelle Marconi e delle roveretane sorelle Folgheraiter testimoniano le abilità manuali raggiunte quando alla vita erano concessi ritmi e tempi.
Nell’ultima stanza al secondo piano gli spazi sono concepiti per mostrare la luce della conoscenza raggiunta nella spiritualità dei monasteri femminili. La denominazione stessa di ordine monastico esplica con la parola ordine una valenza positiva che si contrappone a quella negativa iniziata nel seminterrato (il male e la malattia).
La sezione è dedicata alle produzioni conventuali i cui manufatti, espressione della faticosa tensione spirituale vissuta come preghiera, risultano, alla visione contemporanea, il frutto di una irripetibile dimensione di febbrile follia esecutiva.
La scrittura con cui le madri giustificano al maestro le assenze dei propri figli e le dediche scritte dalle alunne sui libri dei ricordi concludono il viaggio nell’universo femminile con gli esempi di una scrittura scolarizzata, primo e ingenuo formulare di pensieri scritti con linguaggio semplice e teneramente affettuoso.
La visita a Casa Andriollo si svolge in salita, dal seminterrato ai piani alti, per mezzo della scala originale. In questo modo si è inteso comparare simbolicamente l’atto del salire al faticoso cammino femminile verso l’emancipazione. Accompagnano nella visita, come sottofondo sentimentale, i commenti poetici di Bruna Maria Dal Lago.
L’edificio
Casa Andriollo c’è da prima del 1860.
Tradizionale edificio di “bacani” (possidenti agricoli) si sviluppa, sopra la
cantina ad avvolti, su tre livelli sfalsati serviti da una scala in calcare locale
con una tipologia riconducibile tra quelle più diffuse in area urbano-alpina.
Vissuta senza cedere il passo alla modernità è stata acquistata dall’Amministrazione di Borgo Valsugana da Camillo Andriollo donatore poi egli stesso, in morte, dell’annessa stalla.
Utilizzate nella maggiorìa tecniche bioedili e materiali naturali, con isolanti in fibra di canapa, contropareti in argilla cruda. Consolidato con setti in pozzolanico, salvata la pelle (intonaco) dell’edificio, s’è scelto di marcare l’in gresso con una sovrastruttura di sbarrieramento in legno di larice al naturale atta a garantire la visibilità alla nuova destinazione etnomuseale.
I mobili per le collezioni hanno finiture cartone e legno, materiali poveri per valorizzare la preziosità delle minuterie che ospitano.Il debito energivoro del l’edificio è calmierato da alcuni accorgimenti: forte coibentazione, riscaldamento in bassa temperatura, vetrate basso emissive e un impianto fotovoltaico integrato al tetto; utilizzando lampade a basso consumo oltre alla nuova tecnologia led .... illumineremo 400 mq con poco più di 10 lampadine da 100 Watt !!
Avviata la progettazione nel novembre 2002, grazie anche ai finanziamenti PAT -Servizi Centri Storici ed Energia per il recupero del contenitore - edificio oltre a quelli europei attraverso il BIM Brenta con il Gal per il contenuto - allestimento, tutto si conclude nell’autunno 2007.
Cinque anni per condividere pensare e realizzare questo progetto/soggetto assieme all’ideatrice curatrice artista Rosanna Cavallini, alla pacata supervisione del bibliotecario Massimo Libardi e al necessario, inesauribile rincalzo dell’assessore Emanuele Montibeller per l’Amministrazione Comunale di Borgo Valsugana in una fortunata collaborazione che ci ha uniti sin dall’inizio con entusiasmo, concordando
sul forte senso di “negata testimonianza” che avremmo dovuto trasmettere.
Protette le “finestre di Alice” con un velo trasparente per enfatizzarne la
“messa sotto vetro”: tramandato così il mezzanino ai posteri com’è stato trovato, ovvero come s’è vissuto, testimone di un modus vivendi diffuso a livello alpino sino all’immediato dopoguerra, un fulcro, una sorta di chiodo piantato al centro, un baricentro testimoniale a lei dedicato.
AliceDonna, qui, per tutta la sua vita, nel bene e nel male. Una fatale coincidenza tra quello che è stato e quello che sarà di questo luogo. Temi femminili sentiti ancor’oggi, da molti, paradossalmente leggeri, una coscienza familiare negata per generazioni, oggi quasi perduta con le nonne, certamente mai condivisa con “l’altra metà del cielo”. Forse per questo, mi sento un privilegiato.
