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scheda

Locandina rassegna






Luci ed ombre del legno. Dal Trentino una mostra di sculture in legno

A Borgo Valsugana (Spazio Klien) dal 3 al 24 aprile 2013.
Inaugurazione sabato 6 aprile alle ore 17.

 

Si inaugurerà sabato 6 aprile, alle ore 17.00, a Borgo Valsugana, presso lo spazio Klien, il terzo momento espositivo della settima edizione di “Luci ed ombre del legno..una mostra che viaggia”, evento culturale oramai affermato nel panorama artistico nazionale.

Cirillo Grott, Aldo Pallaro, Mario Iral, Luciano De Marchi , quattro artisti che, pure diversi nelle origini e nella crescita, raccontano di un’arte antica che non si è mai perduta, che, nella tipicità delle vallate alpine, vive ancora con grande forza e vivacità, in un rapporto intenso e vissuto con il proprio territorio.
In tutto 24 opere. Originali e suggestive, per alimentare il desiderio di scoperta e soddisfare la curiosità di ricerca. Mettere in comunione realtà e comunità differenti, semplicemente persone, in un dialogo intenso e partecipato fatto di confronto e di scambio.

La mostra, vuole rappresentare l’espressione artistica legata ad uno dei prodotti che più squisitamente caratterizzano la regione del Trentino-Alto Adige quale è appunto il legno. Vuole essere un invito a scoprire un territorio attraverso le suggestioni e gli odori rimasti impressi nell’opera d’arte, resa contemplabile, densa di significati allegorici ed emozionali.

Un’idea nata dal Centro di Documentazione del Lavoro nei Boschi, sull’altopiano del Tesino, in Provincia di Trento, dove, ogni metà estate, 25 artisti internazionali vengono invitati e, per una settimana, scolpiscono per le vie e le piazze di quattro paesi, a stretto contatto con la gente e i visitatori. Al termine, i vincitori, vengono raccolti nelle pagine di un catalogo, a disposizione per essere osservati dal vero, lungo un percorso di prestigio reso possibile grazie alla preziosa collaborazione delle istituzioni e dei diversi attori che operano nel territorio di origine e all’accoglienza ricevuta nelle singole sedi ospitanti.

Un modo innovativo per portare il legno e la sua scultura al di là delle vallate alpine abituali, trasmettere principi di sostenibilità ambientale, conoscere racconti e storie sempre diverse, incontrarsi in una mostra, che parla di un intero altopiano, dei suoi boschi, di una risorsa e del suo utilizzo nell’espressione forse più nobile.

Gabriele Bertacchini

Gli artisti in mostra – estratti dai testi critici di Renzo Francescotti:

Cirillo Grott
Nato a Folgaria nel 1947 frequenta le Elementari nella frazione Guardia dove i Grott abitano e poi l’Avviamento Professionale a Folgaria dove Cirillo riesce bene nel disegno. A 16 anni entra in un laboratorio di sculture in legno a Folgaria. Ma sente il bisogno di studiare. A 19 arriva in Val Gardena frequentando l’Istituto d’Arte di Ortisei, dove hanno già studiato scultori famosi come Augusto Murer e Othmar Winkler. Cirillo vi conosce Adolf Vallazza e Livio Conta, artisti che si riveleranno tra i maggiori scultorio del Trentino-Alto Adige. Dopo il servizio militare,nel 1961, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma avendo come insegnate di scultura Pericle Fazzini. Lavora in Svizzera dove espone a Losanna; altre esposizioni a Firenze e Monaco di Baviera. Nel 1963 apre un atelier a Rovereto: disegna, dipinge, modella la creta, scolpisce il legno, scrive poesie. Vorrebbe aprire una scuola d’arte, dato che “l’Atene del Trentino” ne è priva; ma non trova appoggi. Deluso, nel 1967, abbandona la città e si ritira a Guardia di Folgaria, in un antico edificio religioso in cui ricava il suo laboratorio-museo.
Cirillo si afferma anche in campo nazionale vincendo premi di scultura a Roma, Pesaro, Cantù e in altre città.
È il 1990, mentre sta per uscire una raccolta di 80 sue poesie (usciranno postume in novembre), il 27 febbraio,Cirillo muore improvvisamente all’Ospedale di santa Chiara a Trento. Ha 52 anni.
La produzione i questo artista è inquieta, oscillante talvolta contraddittoria: si muove tra il primitivismo, l’arte popolare sacra di certe sculture, il moderno espressionismo delle sculture in bronzo, l’arcaismo dei suoi tronchi scolpiti che guardano a quelli di Augusto Murer; il neorealismo (sia in pittura che in scultura) suggestionato dagli artisti di Corrente come Guttuso e Manzù, la compostezza arcaica di Arturo Martini e le sculture frantumate di Mastroianni.

Aldo Pallaro
Padovano Aldo Pallaro nasce Piombino Dese dove vive e lavora.
Compie studi artistici a Padova e Venezia collaborando con aziende di illuminazione e arredamento. Riprende a scolpire il legno suo primo amore da ragazzo.
Pallaro è affascinato dalle piante, dai tronchi, dalle cortecce, dai boschi; come quello di querce che è nei pressi di casa sua e di cui studia ostinatamente le cortecce con la volontà di andare oltre la scorza delle piante e delle cose, oltre la loro epidermide: per scoprire quello che c’è sotto la pelle della realtà, per indagarne la storia e la memoria. La ricerca artistica diviene una sfida tra se stesso e l’albero, tra la tensione dell’artista e quella delle fibre della pianta. La caratteristica principale delle sculture di Pallaro sono l “tagli” (memori di quelli di Fontana), ovvero lo sfondamento del piano, il vuoto ricavato nel pieno. di I tagli, le aperture che contraddistinguono le sue opere esprimono la volontà di aprirsi agli altri, all’ “altro”. Pallaro ha vinto l’ultima edizione de Simposio del Tesino con l’opera “un Angelo!Aiuto” di cui l Giuria ha scritto: “In una scultura di ammirabile raffinatezza, utilizzando magistralmente il gioco delle luci e delle ombre del legno,ci regala un’opera astratta dalla forte valenza simbolica e archetipica”.

Mario Iral
Nasce nel 1952 a Belluno. Studia all’Istituto d’arte “Pietro Salvatico” di Padova, nella sezione scultura imparando e tecniche da docenti come Loris Zambone e Gianni Strazzabosco. Conseguito il diploma si iscrive all’Università di Architettura a Venezia, avendo come maestri Aldo Rossi, Gino Valle e il grande Carlo Scarpa. Si laurea nel 1977 iniziando la sua carriera nel campo del disegno industriale, dell’arte e dell’architettura, nel frattempo insegnando discipline plastiche e scultura nell’Istituto d’Arte “Pietro Selvatico), che l’aveva visto studente. Negli ani ’80 sviluppa la sua ricerca plastica, realizzando in plexiglas lavori di tipo costruttivista con la tecnica della termo formatura. Espone con continuità dal 1985 in importanti rassegne tra cui la Biennale di architettura a Venezia (1985), la Biennale del bronzetto di Padova (1986 e 1995) e l’Arte Fiera di Padova (1995 e 1997); tiene personali a Este, Bassano, Castelfranco Veneto. Tra tutti i materiali scultorei Iral predilige il legno, per le sue valenze di natura estetica e per il suo calore vitale. Nelle sue sculture si intreccia il figurativo con l’astratto in un equilibrio che, (data la formazione dell’artista) potrebbe essere definito “architettonico” e in cui abitano ecletticamente stratificazioni culturali dal Rinascimento al Novecento, espresse simbolicamente. L’opera che si aggiudicata il secondo premio all’ultimo Simposio Internazionale Luci ed ombre del Legno, dal titolo “Il carattere” si è meritata questo giudizio della Giuria: “L’artista con indubbia maestria ci consegna una figura femminile che intreccia il fascino della classicità greca assieme a elementi estetizzanti post-moderni e decori colorati che indicano con moderna sensibilità la rottura di un equilibrio lasciato indietro alla ricerca di una nuova spiritualità.”

 

Luciano De Marchi
Vicentino, nel 1957 a Toara,frazione di Villaga e residente a Campiglia dei Berici, Luciano De Marchi ha cominciato ad intagliare il legno con un coltellino sin da bambino. Lo abbiamo fatto in tanti,noi maschietti, ma lui sicuramente meglio di tanti altri…Dopo il liceo classico in cui aveva studiato la storia dell’arte dovette abbandonare gli studi ricevendo ora gli input dalla natura vegetale e minerale. Le forme delle conchiglie, le spirali delle ammoniti presenti nelle forme fossili, di cui sono ricchi i suoi Monti Berici, sono da De Marchi riprese e sviluppare dai piani ai volumi, sia in pietra che il legno, inserendole in volumi compatti. L’artista gioca con il contrasto fra il tronco o il blocco di pietra che fungono da contenitori e gli elementi curvilinei,sinuosi che li attraversano. Fondamentale è anche l’elemento della luce chiamata a scivolare sulle sue sculture creando ombre che evidenziando le forme. Questo artista è attratto dall’arte del passato, in particolare dalla scultura romanica del grande scultore comasco Wiligelmo, riconoscendo la forza vitale dei personaggio della Genesi scolpiti nel duomo di Modena. Ciò che di loro soprattutto lo attira sono la semplicità, la naturalezza con cui recitano gesti quotidiani.
La sua è quindi una ricerca materiale e spirituale, che si esprime con altrettanta naturalezza e felicità di esiti sia nelle sculture astratte che figurative. De Marchi ha vinto la prima edizione del Simposio del Tesino nel 2002 e ha rivinto il primo premio nella settima edizione (2008). È stato premiato per la terza volta nell’arco di tempo di undici anni, questa volta col terzo premio, con l’opera “Ragazzo con la pantegana”. Questo il giudizio della Giuria : “ In quest’opera dalla eccellente esecuzione De Marchi ci propone una scultura giocata tra il raffinato realismo del nudo, il simbolico (il ratto esibito che sembra preannunciare un imminente disastro) e l’ironico che alleggerisce una tensione altrimenti angosciosa”.

www.luciedombredellegno.it


Invito mostra (File PDF)